Lettera di don Andrea per l'Avvento 2020 - Parrocchia di Cavarzano e Sargnano

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Lettera di don Andrea per l'Avvento 2020


Carissimi, con questa domenica iniziamo il tempo di Avvento, che quest’anno sarà un Avvento tutto particolare che ci trova ancora immersi dentro questo clima della pandemia, un clima che genera dentro la vita di ciascuno di noi una sensazione, che alleggia nell’aria, di paura e ci porta a vivere i rapporti con molta cautela ponendo delle distanze.

Certamente molte famiglie celebreranno il tempo dell’Avvento e del Natale con dei dolori grandi nel cuore, per le molte persone ammalate, per i famigliari distanti, o in quarantena, e purtroppo per le persone che ci hanno lasciato per il cielo.

E allora come credenti e come comunità cristiana ci dobbiamo sempre interrogare come poter entrare, da credenti, dentro questo tempo segnato quest’anno da queste ferite e fragilità.

Possiamo lasciarci interrogare e provocare dal profeta Isaia: è un profeta fortemente carismatico nel suo messaggio, mi piace immaginare che sia proprio Isaia a prenderci per mano e ci fa riscoprire, giorno dopo giorno, di avere SPERANZA anche quando sembra che la vita ci abbia tolto ogni speranza.

Dalle letture che ci vengono donate di domenica in domenica, in modo particolare la prima lettura, appunto del profeta Isaia, ci viene rivolto un invito, che sarà esplicitato in modo molto chiaro nella seconda domenica: “Consolate, consolate il mio popolo”. Questo invito del profeta potrebbe diventare il tema che ci guiderà e ci accompagnerà in tutto il tempo dell’Avvento.
Consolare è una parola molto bella che vuol dire: ANDARE VERSO L’ALTRO, stare con chi è solo, portare luce là dove sembra esserci il buio.

Certo quando noi riflettiamo su quello che stiamo vivendo, e che abbiamo vissuto in questi mesi nascono spontaneamente pensieri, parola di desolazione, ma come un dono ci viene la consolazione che altro non è che alzare lo sguardo e trovare una speranza, una fiducia.

Lasciamoci guidare e accompagnare dal profeta; il profeta non è colui che predice il futuro ma è colui che ha parole per leggere il nostro presente, dunque Isaia nella nostra lettura, nel nostro cammino, nella nostra preghiera ci dona la possibilità di cogliere il presente e nel modo del tutto imprevisto ci dona ancora la possibilità di dire che c’è un futuro migliore che ci attende. Certamente questa consolazione è fatta anche di gesti umani, consolare è “l’attività” umana più profonda che ciascuno di noi può compiere, ma in modo totale la consolazione è il mistero stesso del Natale: un Dio che si fa vicino, che si fa bambino, che si fa piccolo bisognoso di essere accolto, perché nessuno possa sentirsi solo.

Nel Natale Dio diventa la consolazione.
Il suo prendere carne è consolazione per ciascuno di noi.
Proprio perché il Natale è il mistero della consolazione proprio chi si sente più solo non deve più sentirsi solo.

Anche noi siamo invitati a “provocare” esperienze di consolazione anche quando sembrano esserci vietate le carezze, le mani, gli abbracci; vogliamo andare alla radice di che cosa vuol dire consolare, vogliamo riscoprire quei sentimenti buoni che ci fanno essere più umani e proprio per questo più cristiani.

Auguri e buon cammino a tutti.


D. Andrea



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Tel./Fax 0437.32781

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